Dai diamanti non nasce niente, da R.U.SCO nasce la street art. Quella vera.

L’inverno stava battendo gli ultimi colpi quando un oscuro signore annunciò al mondo che avrebbe strappato le opere di street art bolognesi dai muri e le avrebbe rinchiuse in un museo.

Strappate da quei muri dove erano esposte alle intemperie e fruibili gratuitamente dalla comunità alla quale erano state donate, quelle opere sarebbero state messe a disposizione di chiunque sarebbe stato disposto a pagare un biglietto per ammirarle.

Lo scopo dell’oscuro signore era di preservarle, almeno così disse.

E non tutti la presero bene.

Qualcuno, pur di non vedere le sue opere imprigionate in un Panopticon di vetro a pagamento, decise di coprirle con la vernice grigia.

Un giorno grigio. Tanto grigio.

Mentre questo oscuro signore intrappolava la street art in una teca, qualcun altro la restituiva alla comunità. Anzi, la donava.

Ma è stato un caso, anzi che no.

Vi giuro, mi cascasse un pianoforte a coda in testa, è stato tutto un caso. Una bellissima congiunzione astrale che ha fatto sì che mentre l’oscuro rettore rinchiudeva le opere sotto vetro, qualcuno decideva invece di regalare alla città e agli artisti uno spazio.

Provvisorio.

Pericolante.

A vostro rischio e pericolo.

Ma uno spazio. Libero. Senza biglietti di ingresso. Senza code. Senza moralismi.

E R.U.S.CO nacque per la volontà di alcune persone alle quali voglio tanto bene.

Negli scorsi mesi l’ex Zincaturificio Bolognese di via Stalingrado è stato un porto sicuro, nonostante la mia amica Marilena si preoccupasse che io potessi prendere l’asbestosi ogni volta che ci andavo a fare foto o a scrivere in santa pace.

Ogni escursione a R.U.S.CO è stata una scoperta.

Oh, guarda, un pezzo nuovo. Oh, guarda, hanno coperto quello che mi piaceva tanto.

E poi capitavano giorni in cui potevi vedere Carlos Atoche lavorare alla sua “Medusa” e capitava di rimanerne pietrificati.ok-img_6999 Perché vedere un’opera evolversi sotto ai nostri occhi pietrifica. In senso positivo.

 

E via tra Exit Enter, Gericho, Snem, James Boy, About Ponny e tanti nomi che non avranno ancora la notorietà di Blu nell’immaginario collettivo, ma sticazzi.

Io quel primo marzo del 2012 me lo ricordo. Stavo a Forlì, con Silvia, e dovevo consegnare delle scartoffie per la tesi. Stavamo parlando di qualche minchiata quando ci comunicarono al telefono che Dalla era morto. Ma come, stava a Sanremo due giorni fa! Passammo il pomeriggio a guardare speciali in tv e ci sembrò l'11 settembre della musica italiana.

Io quel primo marzo del 2012 me lo ricordo. Stavo a Forlì, con Silvia, e dovevo consegnare delle scartoffie per la tesi. Stavamo parlando di qualche minchiata quando ci comunicarono al telefono che Dalla era morto.
Ma come, stava a Sanremo due giorni fa!
Passammo il pomeriggio a guardare speciali in tv e ci sembrò l’11 settembre della musica italiana.

No, dai, questo ritratto di Lucio Dalla è stato fatto a mano libera?

Sì, decisamente.

E a RUS.CO ci ho passato delle ore. Dei giorni.

Persa a immaginarmi storie dietro alle immagini.

Fino all’altra notte, quando all’una, durante un incontro fortuito al ghetto mi è arrivata la doccia fredda: “Settimana prossima abbattono RUS.CO.”

 

Non è che non lo sapessi che prima o poi sarebbe successo, però ecco, sentirselo dire è tutta un’altra storia.

E non sono nemmeno potuta andare a fare un’ultima visita, a mio rischio e pericolo, perché è impossibile scavalcare.

O forse l’hanno già abbattuto.

Mi mancherà.

E come al solito ho perso il filo di quello che avrei voluto dire.

Mannaggia a quell’oscuro rettore.

Ma noi abbiamo avuto RUS.CO.

E abbiamo imparato che dai diamanti non nasce niente, dal RUS.CO nasce la street art.

Quella vera.

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Basta, smetto. Appendo le scarpe al chiodo.

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Siate gentili. Non ci vuole tanto. Fate questo sforzo. Un atto di gentilezza magari non salverà il mondo, ma male non può fare.

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Se io avessi dato ragione a mio zio mi sarei risparmiata tante fregature. Me lo diceva lui che “magica Emi non esiste”, ma io non lo volevo ascoltare. E ho creduto alla televisione. Le ho creduto quando mi parlava di amore, quando mi parlava di famiglie del Mulino Bianco, quando mi parlava di mutui a tassi agevolati. C’aveva ragione mio zio.

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Non so voi, ma se a me facessero una dichiarazione d’amore così non reggerei al colpo.

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Sei un’asociale, cazzo. Ma guardati intorno… la gente vive, gioca, ride, scherza. Guarda la gente là fuori. Smettila di fare l’asociale. Smettila di fare l’eroe romantico, che tanto non ti crede nessuno.

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Essere negativi invecchia. E questo è il motivo per cui sulla carta di identità c’è scritto 1985, ma mi sento uno dei ragazzi del ’99. Del 1899.

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Sono un coniglio, c’è poco da fare. Mi manca la spina dorsale. Non in senso assoluto. Posso reggere un’unità di crisi. Posso reggere un sacco di cose affatto scontate. Ma poi mi manca il coraggio per ammettere determinate cose. Non ho le palle. Ho paura. E preferisco rimanere nel limbo. Preferisco guardare da lontano mentre le persone che mi interessano mi sfuggono di mano. “Ciao, sai, mi piaci.” “Ehi, volevo dirti che…” No, niente. Proprio non ci riesco. Sbattetemi in un’unità di crisi e sarò un leone. Sbattemi di fronte qualcuno che mi piace e sarò sempre il solito coniglio di sempre. Un coniglio di nome Olga. La farò finita cucinandomi in agrodolce.

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Il problema è che sono annoiata e quando mi annoio mi innamoro facilmente. Che poi diciamocelo, la primavera non aiuta. Inizia a fare caldo, le studentesse Erasmus si scoprono le spalle e l’aria è piena di ormoni. Sono annoiata e quindi mi innamoro facilmente, ma proprio perché sono annoiata le storie me le faccio tutte nella mia testa. Perché oltre che annoiata sono anche pigra e anche e soprattutto un po’ tanto ignava e mi Prendi quella ragazza mora con la maglietta a righe che ho incontrato al Pratello. Ecco, ho già vissuto tutta la nostra storia con l’immaginazione: il primo impacciato approccio – suo ovviamente, sia mai che io faccio il primo passo, pure nelle fantasie -, il primo bacio la prima vacanza, l’inevitabile momento in cui mi mollerà. Rapido e indolore. Perché tentare se già so il finale?

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La vita è una botta e via. Effettivamente ne abbiamo una di vita e pure abbastanza breve. Ma la botta e via non è cosa per me. Cioè, è capitato. Una volta e con la complicità di una intera bottiglia di vodka. E i miei amici ancora non ne vogliono parlare di quella sera. Che imbarazzo… Però sì, la vita è una botta e via, soprattutto se sei atea e non credi né all’aldilà né alla reincarnazione. Bel pacco.

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