In panino we trust. Una storia di amore e condimenti.

 

Vi voglio raccontare una storia.

Una storia surreale, fatta di panini, amore e condimenti. Forse anche un po’ fatt

a della stessa sostanza di cui son fatti i nostri…no, stronzate, è una storia fatta da una faccia di bronzo. La mia.

Insomma, dicevo che vi voglio raccontare una storia.

C’era una volta…me, che sarei Irene.

C’era una volta quel limbo in cui si sta tra progetti che porti avanti pro bono per attivismo e buona volontà e le promesse che ti hanno fatto abbandonare il paese dai vicoli stretti.

C’erano tanti pomeriggi in cui, tra una cazzutissima lettera di presentazione e un curriculum, una puntata di Game of Thrones (che sì, ho iniziato a vedere adesso, ma ve lo racconto poi, giuro), un articolo di biasimo… ho perso il filo.

Il punto è che, tra una cosa da fare e l’altra, mi sono messa a cazzeggiare un po’ su Facebook.

Anvedi la novità, direbbe mia mamma, ma mia mamma ancora non ha capito che Facebook è anche lavoro. Credo.

Ma andiamo avanti che sennò finisce che scrivo i nuovi Promessi Sposi e non ne usciamo più.

Cazzeggio su Facebook e l’occhio mi cade su un’inserzione sponsorizzata: “Majonese – Comunicazione spalmabile”. E mi scappa una risata. Mi borbotta anche un po’ lo stomaco perché tanto si sa che ho sempre fame.

Click.

Rido di nuovo mentre scorro i post. Gattini e carlini, adoro.

A quel punto il like sulla pagina è scontato, ça va sans dire.

E l’occhio mi cade su un post. Rido ancora e commento. Il social media coso – che apprenderò essere una fanciulla – mi risponde. Rispondo a mia volta.

Io: abbasso il ketchup!

Loro: sempre!

Io: allora vi porto dei panini!

Qualsiasi personale normale avrebbe pensato “vabbe’, ci sta prendendo per il culo”. E infatti i Majonese hanno pensato proprio così.

Poveri illusi, ignoravano che Irene se dice una cosa, al 90% la fa. La percentuale è molto variabile, ma questo è un altro discorso.

Ora, cari lettori – che mi piace immaginare essere millemila – immaginatevi la scena: io, quattro panini mortadella e maionese – taaaanta maionese -, una porta senza citofono e una telefonata: “Hopportatoipanini!

Sì, l’ho fatto davvero. Mi sono presentata alla base segreta di Majonese armata fino ai denti.

Sì, mi hanno preso per pazza. Sì, sono rimasti sbigottiti. Sì, mi sono sentita un’emerita faccia di bronzo (eufemismo per non dire di culo).

Però niente, mi hanno fatta accomodare e non mi hanno più lasciata andare.

Perché abbiamo scoperto che, oltre a occuparci tutti di comunicazione, siamo anche bei tipi, un po’ scanzonati e soprattutto ci piacciono i panini.

Soprattutto quelli con tanta maionese e spalmata con tanto amore.

Abbiamo scoperto che c’abbiamo sempre fame e che la convivenza con estranei è una piaga sociale diffusa.

Questa è la storia di amore e condimenti che volevo raccontarvi e ve la racconto mentre sono ancora ostaggio di Majonese.

Non venite a liberarmi, a furia di chiacchiere e panini m’è venuta la sindrome di Stoccolma.

Ah, ma se cliccate qui fate cosa buona e giusta.

PS: qui invece la loro versione dei fatti!

PPS: comunque i panini erano avvolti col mio curriculum che tanto serve giusto a quello.

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