Olga e l’otto pieno. Il ritorno di Olga

– Perché quando siamo insieme la gente mi guarda male?

 

La domanda, secca, spezzò il piacevole silenzio di un pomeriggio primaverile, il primo in cui concedersi il lusso di una birra fresca buttate in un parco.

Olga alzò il sopracciglio destro guardando perplessa la sua amica Barbara, seduta accanto a lei e intenta a fissare una bottiglia di Peroni scrostandone l’etichetta.

 

– Perché quando siamo insieme la gente mi guarda male?

 

Olga scrollò le spalle e rispose:

 

– Be’, è facile immagino. Staranno pensando “ma cosa ci fanno quelle due insieme?”.

 

Barbara distolse finalmente gli occhi dalla bottiglia e guardò Olga con sguardo perplesso.

 

– In che senso?

 

– Nel senso, guardaci, – Olga posò la sua bottiglia in terra e con un gesto un po’ sgraziato indicò lo spazio tra lei e Barbara, – tu sei un otto pieno.

 

– Un otto pieno?

 

Olga sbuffò chiedendosi come fosse possibile che Barbara non avesse capito cosa intendesse. Recuperò la birra ormai calda, si girò una sigaretta e riprese a parlare sotto lo sguardo curioso di Barbara.

 

– Tu sei un otto pieno. Guardati. Poi guarda me. Io… Be’, io sono un “è brava, ma non si applica”. Esteticamente, Barbara, siamo veramente una coppia di amiche male assortite.

 

– Vaffanculo, Olga…

 

Olga avrebbe dovuto prevedere il pugno sulla spalla che Barbara, leggermente imbarazzata, le sferrò. Colta un po’ di sorpresa finse una faccia offesa e dolorante, poi, fece ciò che da sempre le riusciva meglio: regalò a Barbara il suo miglior sorriso da politica in carriera e le mostrò il dito medio.

Nonostante il cattivo assortimento fisico tra le due, Olga era contenta di avere un’amica come Barbara.

E vaffanculo alla più bella del reame.

 

Dedicato a chi so io. E a tutte le Olga e Barbara del mondo.

L’amica di tutte e l’amante di nessuna

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Olga sapeva che sarebbe andata a finire così. Ne era certa.

Certi schemi, e lei lo sapeva fin troppo bene, tendevano a ripetersi infinite volte nella sua vita. Un circolo vizioso dal quale difficilmente era riuscita a uscire.

Amica di tutte e amante di nessuna, così l’avevano definita. E lei ovviamente ci aveva riso su, come suo uso, come se veramente una scrollata di spalle e una battuta di spirito potessero permettere a ogni cosa di scivolarle addosso.

Ma sì, Olga lo sapeva bene dopotutto. Lo schema si era ripetuto tante e tante di quelle volte che ormai sarebbe stata in grado di anticipare con esattezza ogni gesto, ogni parola e ogni sguardo che avrebbe portato comunque a quell’unica conclusione.

Ti vedo come un’amica, Olga.

Sì, anche lei si vedeva bene come un’amica, ma insomma, qualcosa di diverso non le sarebbe dispiaciuto, almeno per cambiare.

Invece no, fatte salve alcune parentesi – fortunate o meno era sempre questione di punti di vista -, Olga rimaneva l’amica di tutte e l’amante di nessuna.

Ogni tanto, certe sere, si fermava a rifettere sul motivo di questo status. Doveva ammettere di aver respinto le avanches di alcune signore, ma del resto, è poi così disdicevole non voler prendere in giro nessuna e fare un po’ di selezione?

Forse le sue mire erano troppo ambiziose. Forse dall’esterno, dietro alla corazza di cinica ironia che si era costruita, emergevano comunque le sue debolezze. Forse dava l’idea di essere troppo bisognosa di affetto. O di non esserlo affatto.

O forse… forse Olga dopotutto sapeva dove stava sbagliando. Forse alla fine dei conti ad Olga non dispiaceva essere l’amica di tutte e l’amante di nessuna.

Olga sapeva che sarebbe andata a finire così anche questa volta e onestamente le piaceva pensare che non gliene importasse un granché.

Olga era bravissima a mentire.

Soprattutto a se stessa.