– Sì!

– No!

– Sì! Sì! Sì!

– No! No! No!

– Sì!

– No!

 

Alzo la testa dal cuscino cercando di capire da dove provenga questa guerra di sì e di no.

Per un attimo penso che sia l’ennesima performance sessuale dei vicini che, nonostante ormai sia quasi dicembre, si ostinano a scopare con le finestre aperte facendo rimbombare le loro gesta erotiche nel cortile.

‘tacci loro.

Mi domando in che performance si stiano esibendo, dato che la loro guerra di sì e di no denota, almeno stavolta, un certo disaccordo.

E non riesco a capire nemmeno quale dei due sia quello per il no e quello per il sì.

– Basta un sì ti ho detto!

Ok, credo sia lei quella per il sì in questo gioco di ruolo che non riesco a decifrare dalla mia stanza, la testa ancora leggermente attaccata al cuscino.

Che volete farci, la forza di gravità esercita un’attrazione fatale tra la mia testa e il cuscino negli ultimi tempi. Sarà dicembre che arriva, sarà…

– Sì! Sì! C’è bisogno di una svolta! Di un cambiamento! Sei antico! Sei conservatore!

Sento chiosare lei con una voce che non so perché, ma mi ricorda un po’ quella della ministra Boschi.

Devo essere ancora mezza addormentata, perché non ricordavo che la mia vicina avesse la voce della Boschi.

Il mio cervello sta ancora provando a immaginare in che razza di gioco di ruolo sessuale siano impelagati loro là, con le loro finestre aperte che è quasi dicembre sprezzanti del freddo, dell’altrui astinenza e diciamocelo, pure un po’ del buon gusto.

Penso che magari poi cerco su Google. O su YouPorn. Le nuove pratiche sessuali mi incuriosiscono.

Però ‘tacci loro, con le loro finestre aperte e il loro esibizionismo.

– No! No! No e ancora no! Tu non capisci, tu sei un serial killer per i nostri figli!

Su questa frase, che il mio cervello registra con un accento vagamente genovese, facendomi immaginare il vicino coi capelli spettinati e la bava alla bocca, mi scatta un campanello d’allarme.

Forse i vicini non stanno scopando. Non sono presi da un gioco di ruolo del quale non capisco regole e dinamiche.

– Sì! Ormai sei all’angolo!

Stanno litigando.

Ma poi penso che i figli, questi amanti delle finestre aperte quando è quasi dicembre, mica ce li hanno.

E sollevando definitivamente la testa dal cuscino, mi rendo conto anche che le finestre, tutte le finestre, sono chiuse, e da fuori si sente solo il vociare di via Mascarella in un venerdì pomeriggio. Forse un po’ il rimbombo del cinema.

Che strano scherzo mi sta giocando il mio cervello rincoglionito dal sonno e dal delorazepam?

– Sì!

– No!

– Sì!

– Sei fascista!

– Sei autoritario!

– Colpo di Stato!

– Tutto questo è necessario per il nostro futuro!

– Dire no è come farsela mettere nel culo a tradimento!

– Rottamare!

– Ce lo dice l’Europa!

– Fascista!

– Ma che cazzo dici che i fascisti stavano in piazza con l’Anpi?

All’improvviso ecco l’illuminazione – no, non quella di Orbetello possibile grazie al taglio del mio stipendio.

Le voci che sento non sono i miei vicini e, fortunatamente, non sono nemmeno nella mia testa.

Quello che sento è l’eco della televisione, dei giornali, dei social, delle chiacchiere da bar. Sento l’eco di questa oscena pantomima che è diventata la campagna referendaria per il 4 dicembre.

Sento l’eco di tutta la demagogia degli scorsi mesi e che in questi giorni si sta intensificando.

Mi sembra di essere tornata nel 1994, con Ambra Angiolini audioguidata da Bomcompagni mentre con effetti speciali degni appunto degli anni ’90 che suggerisce che il diavolo voti Occhetto e il padreterno Berlusconi.

Mi sembra di essere tornata nel 1992, perché sì, quel referendum là me lo ricordo.

Negli ultimi giorni la domanda, incontrando la gente per strada, non è più come stai, ma “tu il 4 dicembre che cazzo voti?”.

E via a disquisire come se fossimo tutti diventati fini costituzionalisti.

Perché sento un sacco di gente dire che la Costituzione non va toccata, ma cinque minuti dopo lamentarsi che il presidente del consiglio è lì senza che nessuno l’abbia votato.

E mi chiedo allora se qualcuno, per il sì o per il no, ‘sta cazzo di Costituzione l’abbia mai letta, se sia a conoscenza del fatto che siamo una Repubblica Parlamentare e che no, anche se Renzi mi sta sul cazzo, non ha fatto un colpo di Stato.

Sono mesi che entrambi gli schieramenti sono impegnati in una gara a chi urla più forte, a chi ha l’ambasciatore più figo per la propria causa.

–  Io c’ho Sorrentino, che ha vinto l’Oscar!

– Io c’ho Toni Servillo, che senza di lui Sorrentino non è niente!

– Io c’ho Benigni!

– Io c’ho Erri De Luca!

E secondo me del quesito, giusta o sbagliata che sia la riforma, non ne sa un cazzo nessuno.

Probabilmente nemmeno della riforma in sé.

Probabilmente nemmeno chi l’ha scritta, come Gasparri quando promulgarono l’omonima legge.

Tutto è stato ridotto a una guerra tra due fronti, entrambi pronti a sbattere in faccia a chi come me ha appena alzato la testa dal cuscino pensando che fossero i vicini che scopavano scenari apocalittici.

Distopie che manco H.G.Wells sotto eroina.

Non vedo l’ora che sia il cinque dicembre, signora mia. Perché a furia di sentire l’eco di tutti ‘sti sì e di tutti ‘sti no, a furia di sentirmi raccontare di come, in ogni caso, l’Italia diventerà peggio della Los Angeles post atomica di Mad Max, ho consumato più ansiolitici di quanti me ne avesse prescritti il medico.

– È tutto un complotto delle case farmaceutiche! Se voti…

No, grazie. Torno a dormire fino al silenzio elettorale, magari fino al cinque dicembre, evito pure YouPorn che si sa, là i “sì,sì, no, no” tendono ad abbondare e magari sogno i numeri al Lotto, che mi fanno più comodo.

 

Ps: per tutti coloro che si stavano chiedendo a quale fazione io appartenga, la mia risposta è la Svizzera. E se pensate che sia mancanza di interesse, forse non avete tutti i torti, però sappiate che c’avete messo del vostro. Sicuramente il cinque dicembre non mi strapperò i capelli, indipendentemente dall’esito del referendum.