bertolaso

L’Italia è un paese con la memoria corta. Cortissima.

L’Italia è anche il paese della meritocrazia.

L’Italia è un paese che se non fosse quello in cui vivo mi verrebbe da ridere.

Però ci vivo. E mi incazzo.

Mi incazzo quando apro un quotidiano e leggo che tra i candidati a sindaco della città di Roma compare un certo Guido Bertolaso, quello stesso Bertolaso che tra “grandi eventi”, catastrofi e magheggi vari, come si direbbe in Toscana, si è “mangiato il verde e il secco”.

Quello stesso Bertolaso che è stato colto col preservativo fumante nei centri massaggi. Sbattuto fuori dalla Protezione Civile insieme ai suoi compagni di merende e che, se non sbaglio, ha giusto un paio di procedimenti penali a suo carico.

Quello stesso Bertolaso che, ad un anno dal terremoto de L’Aquila, con ancora 30.000 sfollati, dichiarò fiero la fine dell’emergenza.

Ma chi se ne frega, tanto c’abbiamo tutti le memoria corta e allora perché non candidarlo per la poltrona di una delle città più complicate di Italia, che poi sarebbe pure la capitale, ma poco importa. Diamo una chance a Bertolaso che una seconda, terza, quarta, quinta occasione non si nega a nessuno. Non sarebbe cristiano.

“Sarò un sindaco sceriffo,” annuncia. Vigilierà su gare d’appalto, concorsi e sulla sicurezza dei cittadini dell’Urbe.

Se non fosse tutto vero mi scapperebbe da ridere, ma è vero e allora mi incazzo.

No, non abito a Roma, ma mi incazzo lo stesso. Roba da farmi sentire un sentimento di quasi tenerezza nei confronti del povero Ignazio Marino e della sua Panda Rossa.

Già me lo immagino Bertolaso, a parcheggiare un Defender della Protezione Civile, magari incluso nella sua buonauscita, sulle strisce pedonali. Me lo immagino a fronteggiare le piene del Tevere e ad arrivare indenne alla fine del Giubileo.

Centri massaggi gratuiti per tutti i centurioni dei Fori.

E fosforo per i romani, non si sa mai che a qualcuno venga in mente di votarlo.