Di blog ne è piena la rete.

Tutti hanno un blog, probabilmente anche il vostro vicino di casa ottuagenario.

Ce ne sono su ogni piattaforma e con ogni tipo di contenuto.

Ci sono quelli di chi, pensando di farla franca o in un eccesso di sicurezza e sicumera, fanno copia e incolla di testi altrui, ci mettono la firma e pubblicano sei post al giorno; alcuni parlano di moda, molti parlano di gattini, che è sempre un argomento vincente.

Ho sentito dire che quelli complottisti o che promuovono cure alternative che Big Pharma vuole nasconderci vanno alla grande.
Ci sono anche quelli, fortunatamente, dove viene fatta una lucida e attenta analisi politica o quelli che è un piacere leggere semplicemente perché chi scrive ha tante cose da dire e sa bene come scriverle.
Ci sono quelli blasonati. Opinionisti e giornalisti non fanno eccezione.
E allora viene da chiedersi che senso abbia, in questa abbuffata di aspiranti scrittori, opinionisti e giornalisti, aprine un altro.
Onestamente la risposta non so darmela. Non in senso ampio, quantomeno. Se volete sapere da me perché voi dovreste aprirvi un blog, allora sono la persona sbagliata a cui chiederlo.

Se la domanda, invece, fosse “perché io voglio aprire un blog“, allora forse la risposta potrei cercare di darvela.
Tentando di riassumere ciò che faccio, potrei dire di essere un’operatrice della comunicazione. Scrivo per conto terzi.

Una volta ci chiamavano “negri”, adesso ci chiamano “ghost writer” che oltre ad essere politically correct fa anche molto più figo.
Cosa faccio? Cerco di mettere nero su bianco il pensiero altrui. In sostanza cerco di rendere in un italiano comprensibile idee, comunicazioni e pensieri di altri. Di chi al momento non è importante.
In quello che quotidianamente scrivo di mio non c’è nulla, se non qualche leziosità e licenza linguistica che ogni tanto mi concedo. La mia opinione sul contenuto conta poco o nulla, la maggior parte delle volte non è richiesta. Devo pensare alla forma, i contenuti non dovrebbero interessarmi.

Esercizi di retorica spesso, niente di più.
Dovendo chiudere nel cassetto il mai nascosto sogno di diventare scrittrice di aforismi per i Baci Perugina – con il più blasonato Moccia non c’è competizione a banalità – e avendo realizzato che, per noi “operatoridellacomunicazionenegrighostwriter”, avere un blog è un po’ come avere un portfolio per un artista o per un fotografo, eccomi qui, non richiesta.
Dubito fortemente comunque che, fatta salva qualche eccezione, i blogger siano stati implorati in ginocchio per dare in pasto alla rete le proprie opinioni e quindi non vedo perché dovrei attendere un invito ufficiale.
No, la verità è che siamo tutti un po’ esibizionisti, anche quando non abbiamo nulla di dire e la rete ci dà la possibilità di trovare qualcuno che potrebbe trovare le nostre idee interessanti e forse rientro anche io in questa categoria.
Non si spiegherebbe il successo dei post-it di Francesco Sole altrimenti.
Ed ero esibizionista anche io quando, intorno ai diciotto anni, aprii il primo blog, una marea di deliri (dis)organizzati da far invidia alla generazione Tumblr e che per fortuna, mia e probabilmente anche vostra, LiveSpaces ha cancellato dalla rete. A rileggere adesso quelle cose forse mi sentirei un emo fuori corso.
Eppure qualcosa di buono da quella rozza e adolescenziale esperienza di blog l’ho ricavato. Ho scoperto di avere un potere: il sarcasmo.
Ed essendo quel blog nato appunto dagli strascichi di un’adolescenza vissuta tra creme antibrufoli e mancati inviti alle feste – ok, avevo un gusto nel vestirmi orribile e non sono esente da colpe – ho scoperto di avere anche una specie di super potere: l’autoironia.

Eccomi qui quindi, a dare in pasto a chi avrà voglia di leggerle le mie considerazioni non richieste e semi serie su ciò che mi circonda, prendendo spunto dalla vita quotidiana, dall’attualità e da ogni cosa che mi sembrerà degna del mio tempo e dei miei esercizi di retorica.

E se non dovesse piacervi ciò che leggete, cambiate pagina, tanto di blog ne è piena la rete.